Pensare ai ghiacciai come attori di un mondo che abitiamo in comune

Nel 1944, mentre la seconda guerra mondiale infuriava e brutalizzava il mondo, Aldo Leopold si poneva la questione dell’« etica del territorio ». Di fronte a un umanesimo spezzato e ambienti naturali devastati, questo ingegnere forestale americano ci spinge ad assumere un punto di vista montano per cambiare  interiormente e darci i mezzi per migliorare il mondo. E se le nostre esistenze fossero mescolate a quelle di altri esseri viventi ed entità in movimento? E se insieme formassero una rete che tende verso un futuro comune? E se gli esseri umani, gli animali, le montagne, le foreste, i fiumi, i ghiacciai e le praterie condividessero più di un semplice rapporto utilitaristico? E se coesistessero al di là o al di sotto di forme ristrette di calcolo dei  valori economici che noi, esseri umani della modernità industriale, abbiamo assegnato loro? Queste sono le domande che hanno animato il precursore del pensiero ecologico più di mezzo secolo fa; queste sono le domande che ci poniamo noi oggi.

La nostra storia parla di un ghiacciaio. Un ghiacciaio che domina una profonda valle delle Hautes Alpes, ai piedi della Meije, nel cantone di La Grave. Un ghiacciaio sul quale una società imprenditoriale ha deciso di realizzare un terzo tratto di funivia, raggiungendo quota 3.600 metri, diventando così il degno concorrente dell’Aiguille du Midi di Chamonix. Questa infrastruttura permetterebbe di continuare con lo sci nel periodo estivo, attività totalmente obsoleta nell’era del cambiamento climatico! E in futuro aprirebbe anche la possibilità di creare un altro super comprensorio sciistico, collegando eventualmente le località dell’Alpe d’Huez, Les Deux Alpes e La Grave.

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10 anni, brutto compleanno referendum: Ancora Draghi !

11 e 12 giugno 2011 : Dopo una mobilitazione nazionale durata 11 anni, il movimento sull’Acqua Bene Comune, nato dal primo Social Forum Europeo a Firenze e sviluppato su tutto il territorio, ha portato 27 milioni di italiani a votare SI all’abrogazione del articolo 23 bis del D.L. 112/2008, che obbligava gli enti locali alla privatizzazione di tutti servizi pubblici, promosso dall’allora governo Berlusconi.

Cosa auspicata anche dal precedente governo Prodi, il quale già da quando presiedeva la Commissione Europea, nel 1999-2004, evidenziava che il 70% del PIL europeo era prodotto dalla spesa pubblica e che toccava trasferire una parte di questo PIL verso le aziende private. 

L’impatto di questa gigantesca vittoriosa mobilitazione popolare (dove tutti i partiti sono stati lasciati al rango di meri sostenitori, perché coinvolti nella spartizione della torta dei servizi pubblici attraverso sistemi clientelari) doveva bloccare le politiche di privatizzazione dei servizi pubblici.

In questo contesto di terremoto politico-istituzionale si inserisce la lettera «segreta» spedita il 5 agosto 2011 al governo italiano da Jean-Claude Trichet, allora presidente della BCE e da Mario Draghi governatore della Banca d’Italia, suo successore alla BCE dal 1°novembre 2011.

Le due istituzioni bancarie dettarono segretamente al governo il programma socio-politico-economico, esattamente opposto ai risultati referendari.

Il programma prevedeva, attraverso le riforme strutturali per rimanere nei parametri di Maastricht, la privatizzazione dei servizi pubblici e finanziamenti alle imprese private, l’affossamento della contrattazione salariale collettiva a favore di quella aziendale, la riforma delle norme sull’assunzione ed il licenziamento (che nel 2012 si trasformò nell’abolizione dell’art. 18), mobilità e flessibilità del mercato del lavoro.

Al fine della sostenibilità delle finanze pubbliche, inoltre dava indicazioni di accelerare i tempi per giungere al pareggio di bilancio, ovviamente attraverso i tagli di spesa, allungando l’età pensionabile ed equiparando l’età pensionabile delle donne del settore privato a quello pubblico “ottenendo dei risparmi già nel 2012”. Inoltre riduceva i costi del pubblico impiego bloccando il turnover e riducendo gli stipendi, tutto ciò da realizzare entro il settembre successivo.

Quindi tagli alla sanità, alle università, alla ricerca pubblica e a tutto il sistema dell’insegnamento; riduzione delle spese nel settore della giustizia, tagli su tutti i servizi pubblici eccetto l’industria bellica, tanto che l’Italia è il secondo produttore mondiale nel settore delle armi leggere nonché dei sistemi di puntamento e tecnologia correlata. 

Per concludere indicava di esercitare un controllo stretto dell’attività della pubblica amministrazione e sull’indebitamento, attraverso indicatori di performance e di abolire le Province.

Il governo “tecnico” Monti (ma ultraliberista si può definire tecnico?), con una maggioranza in parlamento del 96%, iniziò a realizzare il programma Draghi-Trichet, che dettò le linea di azione dei governi per i 10 anni successivi (Letta poi Renzi, poi Gentiloni per finire con Conte Uno e Due).

L’obiettivo di allora era bloccare le spese statali per non aumentare il debito pubblico già alle stelle e costosissimo in termini di interessi.

10 anni dopo ci vogliono fare credere che il meccanismo si sia rovesciato! Ma il dogma liberista è lo stesso ed è peggiorato!

Il nemico del popolo italiano Mario Draghi, una strana miscela tra Opus Dei e libertarianismo (finanza autoritaria), che si era opposto alla volontà popolare espressa nel referendum del giugno 2011, viene nominato capo del “governo di unità economica” di larghissima maggioranza, dove tutti sono interessati alle briciole della torta di miliardi di Euro “regalati” dall’Unione Europea per la ripresa economica dopo il blocco dovuto dalla pandemia.

Viene approvato il cosiddetto PNRR (Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza), in linea con la lettera di agosto di dieci anni prima con l’aggiunta dello sviluppo della digitalizzazione della pubblica amministrazione a favore delle multinazionali del settore.

Con l’aspettativa del finanziamento europeo lo Stato italiano può spendere quello che vuole senza badare a spese! Addirittura indebitandosi ulteriormente! 360 miliardi di prestiti! Oltre i 312 miliardi di sovvenzioni! Programma su un arco temporale di 6 anni, per i quali, qualsiasi governo nel 2023, le prossime elezioni politiche, avrà la strada già segnata! 

I Pilastri del PNRR sono le riforme strutturali necessarie a spalancare le porte alla privatizzazione ed alla finanziarizzazione del paese. La riforma della pubblica amministrazione e la riforma del sistema giudiziario sono alla base delle “missioni”. Il buon funzionamento della P.A. sarà garantito da flessibilità e velocizzazione delle procedure che si concretizzeranno con:

  • contratti precari ai giovani, nell’ambito del turnover, ovviamente dotati di laurea, master e preparazione informatica, assunti con contratti a tempo determinato o altre forme di assunzione “facilitate” (leggasi contratti precari)
  • digitalizzare tutta l’Amministrazione Pubblica con il Dipartimento per la Transizione Digitale/AGID e arrivo del Single Digital Gateway Europeo, ossia collegare la Pubblica Amministrazione italiana a un vincolo europeo, impossibile da modificare o da amministrare a livello nazionale
  • la semplificazione delle procedure di appalto e dei lavori pubblici (VIA, VAS, etc. ), concordate con le associazioni imprenditoriali, che garantiranno facili profitti, colate di cemento e pochi controlli sul territorio e ambientali, in modo da realizzare e concludere le grandi opere già in programma (TAV, ponte sullo stretto !?, investimenti idrici già finanziati con le tariffe, stradali e portuali)
  • la riforma del codice degli appalti, mirata a facilitare le procedure di importo sotto la soglia comunitaria, gli oneri a carico dei partecipanti, nonché per le P.A. l’incremento del ricorso all’e_procurement
  • le riforme fiscali con l’attuazione del federalismo fiscale dove la distribuzione delle risorse sui territori avverrà sulla base di fabbisogni standard e capacità fiscale
  • le aperture al mercato e concorrenza attraverso la riforma della legge annuale per il mercato e la concorrenza che eliminerà ogni vincolo che ostacolerà un mercato efficiente e favorirà la tutela degli interessi economici
  • Viene messa in atto le costruzioni di infrastrutture al livello nazionale per la 5G dappertutto, anche per la Didattica a Distanza (DAD) dall'Asilo alle Università,perché questa è il futuro senza alunni nelle classi senza socialità nei istituti scolastici, con docenti virtuali. Anche se, si sa già che le onde elettromagnetiche sono assorbite 5 volte di più dai soggetti sotto i 20 anni. Il diritto alla formazione della persona si disintegra in un semplice addestramento alle funzioni richieste dal sistema economico sempre più collegato al potere virtuale controllato dai GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft)
  • la telemedicina per tutti e assistenza sanitaria digitale sopratutto a casa cosi da potere chiudere letti in ospedali. Il medico dovrà avere elevate competenze digitali e manageriali per un adeguato sfruttamento delle tecnologie piu avanzate, insieme all’analisi dei dati, per la programmazione delle cure al livello del sistema. La medicina non è piu un arte ma un Ippocrate-digitale che si alimenta di telemedicina, vaccini e statistiche, quando proprio da 14 mesi è mancata proprio la presa in cura di decine di migliaia di pazienti da parte dei medici di base.

Mario Draghi e i suoi collaboratori si sono sorpassati con questo programma che delinea il futuro di un paese distrutto economicamente con una struttura sociale completamente sottosopra, dove la gestione del Covid 19 dei ultimi 15 mesi ha creato le basi per fare accettare socialmente, politicamente ed economicamente questa visione della futura Italia. La famosa Chock Economy descritta da Naomi Klein. Le scelte di questo governo sono finalizzate ad annientare quello che rimane dei servizi pubblici, a trasformare definitivamente i diritti un tempo garantiti dalla costituzione a privilegi per soggetti paganti.

Ma una parola sopra tutte le altre è ricorrente : DIGITALIZZAZIONE

Quindi via alla 5G con sviluppo straordinario della rete attraverso infrastrutture su tutto il territorio nazionale, in emergenza sanitaria, per alimentare i giganti del digitale come Bill Gates, Alibaba e Jack Ma, BlackRock, Bezos, Huawei e company, che nel 2020 con i titoli tecnologici all’interno del Nasdacq cresciuto del 43% hanno approfittato della pandemia come non mai, mentre le risorse di miliardi di persone nel mondo andavano distrutte.

Qui si profila la realizzazione di una tecnostruttura mondializzata, sovrastatale, gestita da un’elite dove, secondo le indicazioni di Klaus Schwab, Davos Economic Mundial Forum, convergeranno l’identità fisica, l’identità digitale e l’identità biologica fuse insieme e, perché no, come ha suggerito Christine Lagarde con un twitt, pensare ad un Euro digitale… facendo sparire la moneta reale per una virtuale tutta in mano alla finanza.

Caro referendum, un compleanno davvero brutto, dove i servizi pubblici stanno scomparendo, dove il servizio sanitario nazionale non ha saputo proteggere un intera generazione che hanno votato SI 10 anni fa. Il Servizio Idrico Integrato oramai è finito in mano agli squali della finanza internazionale come Suez o Veolia che si interessano ora direttamente all’appropriazione della risorsa acqua. Le tariffe, ancora gravate della remunerazione del capitale investito sotto falso nome, sono tali ora da rappresentare un salasso mensile e chi non se lo può permettere viene escluso dalla “fornitura” e bollato come cattivo cliente su internet. La digitalizzazione ha già fatto sparire i sportelli fisici e quelli on-line rispondono pique anche se hai lo SPID!

Ma come dice HK, Kaddour Hadadi, nella canzone Danser encore (Danzare ancora): "Ne soyons pas sans résistance les instruments de leur démence" (Non siamo senza resistenza, gli strumenti della loro demenza).

Comitato Umbro Acqua Pubblica

12 e 13 giugno 2011: vincono i si al referendum! sono passati 9 anni o 9 secoli?

12 e 13 guigno 2011. Ventisette milioni di italiani abrogano con il referendum l’articolo 23 bis del decreto legge n. 112 del 2008 che obbligava alla privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui anche la gestione dell’acqua.

Un atto di democrazia diretta che viene affossato subito dopo dal governo tecnico del Prof. Monti, tramite l’affidamento della regolamentazione del SII (Servizio Idrico Integrato) all’ARERA (Autorità di regolazione di mercato) che adotta un sistema tariffario tale da rendere strutturali i margini di convenienza o comunque di tutela per il gestore privato e facendo fare così un grosso balzo in avanti alle politiche neoliberiste in Italia, contro la volontà popolare.

A giugno 2020, grazie all’emergenza COVID-19, lo stato di diritto viene abolito del tutto. 

I più semplici diritti costituzionali sono affossati: l’istruzione, la giustizia, la salute (tranne le terapie intensive per il COVID-19), blocco della libera circolazione delle persone, dell’economia e, naturalmente, crollo del diritto al lavoro.

Dopo il blocco inizia la fase 2, che riguarda soprattutto le misure per la riapertura delle attività economiche e commerciali, decise dopo lunghe trattative con Confindustria, mentre l’attuazione del piano pandemico rimane sulla carta, così come l’esercizio dei diritti costituzionali, compresa la libera circolazione delle persone che arriverà solo a giugno per il territorio nazionale.

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Un altro stop alla lunga marcia verso la rimunicipalizzazione dell’acqua di Torino

Torino, 11 giugno 2020

Il 5 giugno 2020, alla fine della sospensione di fatto dei diritti costituzionali, avvantaggiata dall’impossibilità dei cittadini di esprimersi, una minoranza di blocco di comuni medi e piccoli di Torino Metropolitana hanno respinto la proposta della Città di Torino di rimunicipalizzare SMAT S.p.A., l’azienda idrica locale di loro proprietà ma soggetta al diritto privato che rende l’acqua una merce e non un bene comune. Infatti, le tariffe e le bollette di SMAT non recuperano soltanto il costo della gestione e degli investimenti ma sono gravate anche da quote che garantiscono il profitto al gestore.

Ancora una volta la lunga marcia del Movimento italiano dell’acqua verso l’attuazione del Referendum del 2011 viene bloccata dal PD Partito Democratico alla testa di una coalizione di centro destra in spregio alla volontà di 25.609.701 pari al. 96,32% dei votanti che avevano detto sì all’abrogazione del profitto nella gestione dell’acqua.

Dal punto di vista economico e giuridico la volontà popolare poteva essere rispettata solo con la trasformazione della forma societaria di SMAT, passando dalla società per azioni di diritto privato all’azienda speciale di diritto pubblico la cui missione non è il profitto ma il recupero totale dei costi di gestione e d’investimento per garantire l’accesso universale all’acqua bene comune.

Il Comune di Napoli aveva completato la trasformazione4 di ARIN S.p.A. in ABC -Acqua Bene Comune- Napoli subito dopo il Referendum, ottenendo così un bilancio corretto e trasparente, il miglioramento della mq1ualità dell’acqua e del servizio e di mantenere la tariffa al di sotto della media nazionale. Al contrario, i Comuni di Torino metropolitano governati da maggioranze politiche ispirate alla cultura del “profitto über alles”, non hanno mai voluto seguire quell’esempio.

Ma lo stop che hanno imposto ora all’acqua pubblica non fa arretrare di un passo il Movimento dell’acqua, impegnato per un rinnovo reale dei prossimi consigli comunali nei quali i valori e principi dell’acqua bene comune possano infine prevalere.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

http://www.acquabenecomunetorino.org
acquapubblicatorino (at) gmail.com
+39 388 8597492