Dichiarazione Finale del 2° Mesopotamia Water Forum
17 gennaio 2026, Diyarbakır (Amed)
Per un Futuro dell’Acqua determinato dalla Volontà del Popolo in Mesopotamia
Integrare le Risorse Idriche, per una Vita Comune!
Noi, partecipanti al 2° Mesopotamia Water Forum, più di trecento attivisti, accademici, ricercatori, studenti, donne, organizzazioni ecologiche, e rappresentanti dei governi locali in Turchia, Siria, Iran, Iraq, e delle regioni del Kurdistan entro i confini di questi stati, nonché provenienti da altri nove paesi, ci siamo riuniti sulle sponde del fiume Tigri in Diyarbakir (Amed) dal 17 al 19 ottobre 2025.
L'Acqua è il più fondamentale elemento di vita in questa regione, e il futuro della Mesopotamia dipende da come viene organizzata la difesa dei suoi bacini idrici. Su questa base, sono stati costituiti tre gruppi di lavoro con la partecipazione attiva dei membri del forum:
- Terreno comune di lotta per l’acqua, la pace e la libertà.
- Governo democratico-ecologico dell’acqua e liberazione dei bacini idrici.
- Diplomazia dell’acqua su base popolare.
Capitalismo, industrialismo, politiche degli stati-nazione, stanno producendo dominio e sfruttamento dei nostri spazi di vita che esacerbano le crisi ecologiche e sociali. Quasi nessuna terra nel Mondo è risparmiata dagli sforzi di massimizzazione del profitto, e la Mesopotamia, una terra ricca di biodiversità e sede di una delle più antiche civiltà umane, è tra quelle più duramente colpite da queste crisi.
Il collasso del retaggio naturale e culturale nella nostra regione, l’aggravarsi della crisi climatica, l’inquinamento industriale e le politiche di sicurezza regionale stanno ponendo una profonda pressione sui fiumi Tigri ed Eufrate, usurpando quasi del tutto la vita nel bacino. I fiumi sono assetti fondamentali e vitali che segnano il percorso verso l’integrità ecologica, la giustizia sociale ed una pace duratura. Oggi, tuttavia, sono stati trasformati in meri “oggetti” sui quali i poteri dominanti, mediante politiche di potenza e pianificazione a breve termine, hanno imposto le loro politiche coloniali.
La struttura centralizzata basata sul capitale, stabilita per anni attraverso il GAP (Southeastern Anatolia Project), sta trasformando l’acqua in merce. Ma questo approccio sta soltanto aggravando la crisi idrica. Una catena di dighe che bloccano il deflusso dei fiumi sta cancellando attività agricole nelle valli e pianure sommerse, sta distruggendo ecosistemi ed habitat lungo il suo percorso. Sta portando, particolarmente attraverso grandi progetti di irrigazione, ad una crescente salinizzazione del suolo in tutto il bacino ed al collasso delle economie locali. Questa trasformazione sta creando un nuovo modello economico che sta portando alla disoccupazione delle giovani generazioni e all’esproprio delle popolazioni delle loro terre. Inoltre anni di megaprogetti, giustificati in teoria dallo “sviluppo” ma accompagnati in pratica da interventi militari e approcci securitari, hanno sradicato con la forza milioni di persone ed accentuato il danno sociale ed economico.
Stiamo perdendo l’acqua e i fiumi della Mesopotamia. Il futuro dell’acqua è la condivisione della vita di tutte le popolazioni che vivono in questa regione. Ad esempio, nella regione curda nello stato dell’Iran (Rojhilat) 1.300 dighe e 120.000 pozzi stanno distruggendo le risorse idriche superficiali e sotterranee. Il Munzur, il Zilan, il Botan, il Murat, il Tigri, l’Eufrate e le Zap Valleys nel bacino mesopotamico in Turchia subiscono il danno di centinaia di dighe. Già questo da solo dimostra chiaramente la dimensione della crisi idrica regionale. Le guerre subite nei bacini del Tigri e dell’Eufrate, le pratiche securitarie ed i progetti delle dighe e delle centrali idroelettriche che stanno distruggendo il ciclo ecologico dei fiumi hanno preso il loro posto nelle pagine oscure della storia mondiale.
Per queste ragioni, come nel 1° Mesopotamia Water Forum del 2019, ci siamo riuniti nel 2° Mesopotamia Water Forum per organizzare la nostra opposizione alla distruzione causata dalla separazione delle risorse idriche dalla vita, lasciandole alla mercè delle forze di mercato e al monopolio statale. Noi affermiamo che il diritto all’acqua è un diritto alla vita.
Abbiamo concordato che la volontà di liberare le risorse idriche e cambiare il prevalente sistema di sfruttamento deve stare nelle mani del popolo. Il patrimonio di conoscenze acquisito dalle donne, dai contadini, dai pastori e dalle popolazioni sfollate è una delle basi fondamentali per stabilire una equa politica dell’acqua.
Dato che i fiumi transfrontalieri hanno reso privi di significato i confini disegnati a tavolino, le popolazioni che vivono nel bacino rafforzeranno anche la loro vita in comune e lotteranno per un’acqua senza confini. La determinazione delle donne nella lotta per l’acqua e la relazione culturale e religiosa che le popolazioni della Mesopotamia hanno instaurato con l’acqua costituiscono la più forte memoria di una comune identità.
Questa dichiarazione è il risultato di tre giornate di discussioni, sofferenze condivise, speranze e volontà collettiva. Facciamo appello alle popolazioni a difendere il libero deflusso delle acque, la vita in comune dei popoli della Mesopotamia e a lavorare per un comune futuro di pace. Sottolineiamo inoltre che la volontà collettiva affermata al 1° Mesopotamia Water Forum in Sulaymaniyah di resistere alla mercificazione dell’acqua, all’uso dell’acqua come arma e alle politiche di egemonia regionale si è accresciuta oggi in Amed e continua ad essere un principio fondamentale di guida nella nostra lotta.
Sullo spirito del Forum
Il 2° Mesopotamia Water Forum è stato organizzato sulla base del potere collettivo della solidarietà con una prospettiva critica sul dominio e sul linguaggio del dominio.
Sessioni tematiche, seminari e valutazioni congiunte si sono focalizzate sulla libertà dell’acqua. Si è dimostrato ancora una volta che la crescente crisi idrica in questa regione è molto di più che un semplice fattore tecnico. È emerso dalle discussioni del forum il comune consenso che la crisi idrica in Mesopotamia non è una coincidenza. Questa crisi è in particolare il risultato di progetti di accumulazione del capitale, di politiche securitarie e di forme di governo patriarcali.
In una regione caratterizzata da conflitti armati, abbiamo sperimentato che le persone possono parlare apertamente insieme e che la solidarietà è possibile. Le discussioni hanno dimostrato il potere della volontà espressa dal basso.
Il foro ha inoltre visto lo svolgimento di discussioni approfondite sull’etica riguardante l’acqua, sull’organizzazione di tipo orizzontale, sulla comunicazione democratica riguardo all’acqua, sull’idea di stabilire una libera accademia sull’ecologia e sul ruolo dell’educazione nel far crescere la consapevolezza sociale. Queste discussioni hanno dimostrato che la lotta per l’acqua deve essere. condotta a livello internazionale.
Il nostro appello: Rivendicare i Fiumi
Insistiamo sull’obiettivo di liberare l’acqua e la vita, di cui è un componente indispensabile. Rifiutiamo l’interruzione del flusso del Tigri, dell’Eufrate e dei suoi affluenti, la reclusione creata dalle politiche coloniali sull’acqua ed il militarismo che accerchia i nostri bacini. La libertà dei fiumi è la libertà dei popoli della Mesopotamia.
Quando l’acqua è resa libera, la società è resa libera. Quando i fiumi vengono interrotti, anche la storia, la memoria e la cultura si prosciugano. Rifiutiamo questa “siccità”. Riconosciamo che la crisi idrica non è un “destino”, ma piuttosto il risultato di scelte politiche, e stiamo creando una volontà collettiva per porre fine a questa siccità e prigionia.
Le proposte che presentiamo qui nel seguito rappresentano la saggezza collettiva del popolo. Facciamo appello a tutti i governi locali, alle assemblee di comunità, alle organizzazioni ecologiche, alle camere professionali, alle organizzazioni femminili, al mondo accademico e a tutti i soggetti che lottano nell’ambito del bacino per assumersi la responsabilità della loro attuazione. Questo appello non è un desiderio ma un invito a lottare per una soluzione politica.
1. Il cammino aperto dai Fiumi verso la Pace
Dichiariamo che la libertà dei fiumi ed una pace duratura sono l’oggetto di una medesima lotta. Contro la frammentazione di questa regione difendiamo una società democratica e la libertà della vita. Il flusso del Tigri e dell’Eufrate ci mostra che i fiumi non sono semplicemente dei corsi d’acqua che attraversano i confini. Essi sono i più potenti costruttori di pace che connettono il passato, il presente ed il futuro delle popolazioni.
Liberare i fiumi significa rompere le catene del dominio che usurpa la vita. Questa lotta rifiuta il sistema di dominio che mercifica l’acqua e i bacini idrici e li assoggetta all’accumulazione del capitale. Essa è basata su un’etica sull’acqua fondata sui diritti alla vita e su un fondamento per la pace costruito dalla voce collettiva del popolo. È un viaggio che sarà edificato sul volere condiviso del popolo. Siamo determinati ad essere gli edificatori di questo percorso.
1.1 Tessere i fili della Pace e della Solidarietà attorno ai Fiumi
La pace porta giustizia sociale e libertà attraverso il bacino, mentre rimuove anche gli ostacoli al libero deflusso dell’acqua. Ogni conflitto, ogni intervento che imprigiona il flusso dell’acqua oscura il futuro del Tigri e dell’Eufrate. Pertanto una pace durevole che comprenda tutti in Siria, una stabilità sociale in Iraq, l’apertura alla democrazia in Iran e la risoluzione democratica della questione curda in Turchia, costituiscono condizioni essenziali per la liberazione del Tigri e dell’Eufrate. L’approccio del popolo alla pace e la liberazione dei fiumi devono essere unificati nella stessa lotta.
Il popolo che libera l’acqua può anche tessere i fili della pace. Liberare i fiumi vuol dire liberare la vita collettiva di questa regione.
1.2 Una nuova narrativa per una vita condivisa
Facciamo appello ai governi, al mondo accademico ed ai media affinché abbandonino un linguaggio che rende l’acqua uno strumento di conflitto o di egemonia. Ogni approccio che confina l’acqua all’interno dei programmi del capitale e del potere costituisce un ulteriore colpo alla memoria di questa regione. Stabilire un linguaggio che veda l’acqua come un essere vivente e renda liberi gli esseri viventi è nostra comune responsabilità.
La storia della Mesopotamia è anche la storia dei suoi fiumi. Questa storia è costituita dalla antica conoscenza e memoria di migliaia di anni. È la resilienza della vita. Questa connessione stabilita con l’acqua è il più semplice linguaggio di pace. Questo linguaggio è libero dalle ambizioni del capitale ed afferma che queste sono lontane dalla democrazia. Esso abbraccia la libertà della vita e vive attraverso il respiro collettivo della sua gente. Tutti quelli che possono udire il linguaggio dei fiumi sa che: la Pace prospera al suono dell’acqua.
1.3 Solidarietà internazionale
I processi di pace richiedono la solidarietà internazionale e un forte impegno sociale. Il successo della ricerca della pace in Turchia, in Siria e nella regione è possibile con il supporto di tutti i popoli della regione. L’attuale collasso ecologico in Mesopotamia è diventato una minaccia alla sicurezza globale. Pertanto la comunità internazionale è obbligata a difendere unitariamente la pace e la giustizia ecologica. Ogni supporto alla pace è un supporto alla vita ecologica, al libero flusso dei fiumi e alla giustizia sociale.
1.4 La nostra relazione con l’Acqua dal basso verso l’alto
Dovrebbero essere istituite comunità idriche a cominciare dai villaggi, dai quartieri e dalle città con la partecipazione della popolazione, degli ecologisti, dei ricercatori, delle organizzazioni democratiche e delle rappresentanze delle donne e dei lavoratori. Queste comunità costituiranno la base di una nuova organizzazione sociale basata sulla libertà per l’acqua e sul diritto di parola delle persone. L’obiettivo primario è quello di istituire un’Assemblea sull’Acqua della Mesopotamia, una federazione di queste strutture. Questa assemblea sarà l’espressione istituzionale della volontà collettiva che sostiene la libertà dei fiumi e della vita e che disvela un nuovo approccio politico di sviluppo di una prospettiva libertari sull’acqua.
1.5 Riconoscere i Fiumi quali Esseri Viventi
I fiumi non sono semplicemente “risorse”, come definiti dai sistemi patriarcali e capitalisti, ma esseri viventi. Questa caratteristica dei fiumi deve essere garantita a livello nazionale ed internazionale e ci si deve far carico di una lotta organizzata globalmente al fine di assicurare la protezione per i fiumi. Per la memoria, la cultura ed il futuro di tutte le popolazioni, dovrebbe essere protetto il legame spirituale instauratosi con i fiumi. I fiumi non devono essere più oggetti sui quali i poteri dominanti impongono i loro ristretti interessi od esercitano il loro iniquo dominio.
Ci faremo carico di una onnicomprensiva lotta legale al fine di riconoscere lo status dei fiumi quali esseri viventi. È necessario un gruppo di lavoro per stabilire un quadro legale che riconosca i diritti dei fiumi, in risposta alle dighe ed agli altri progetti di intervento, alle politiche securitarie ed alle iniziative del capitale che danneggiano i fiumi.
1.6 Una coalizione delle città fluviali della Mesopotamia
Dovrebbero essere istituite reti di solidarietà tra le città che costituiscono il cuore della Mesopotamia quali Amed, Sulaymaniyah, Bassora, Hasakah, Mossul, Bagdad e Ahwaz. Queste interrelazioni fra le città dovrebbero essere rafforzate attraverso la diplomazia delle popolazioni.
L’istituzione di reti di mutuo supporto su iniziativa delle popolazioni rafforzerà la libertà e la promozione della pace sull’acqua, dimostrando anche l’insignificanza dei confini artificiali degli stati. Questa alleanza proteggerà il bacino, combatterà gli ostacoli al libero deflusso dei fiumi e creerà un asse collettivo che prevarrà sul dominio imposto dai poteri dominanti.
1.7 Principi fondamentali di giustizia
Il fattore fondamentale per un equo accesso delle persone all’acqua si basa sulla protezione dell’acqua e di tutti gli ecosistemi idrici. I fiumi, le paludi, le terre umide, i laghi, le foreste e le terre agricole della Mesopotamia costituiscono la memoria collettiva di questa regione. La protezione di queste aree è essenziale per una giustizia sia sociale che economica. La libertà per l’acqua e la vita deve essere difesa. L’acqua non può essere mercificata o commercializzata. L’acqua non può essere trasformata in uno strumento di egemonia a causa di motivi securitari. Ogni politica che sfrutta l’acqua deve essere vista come un attacco alla volontà popolare. Pertanto la libertà per l’acqua è la condizione fondamentale per la libertà del popolo.
2. Giustizia idrica e climatica contro la distruzione ecologica: libertà per l’acqua e no a strutture di dominio
L’approccio distruttivo, centralizzato e soggetto alla logica delle grandi aziende riguardo alle politiche sull’acqua deve essere abbandonato. Questo approccio è un sistema di dominio che rinchiude le vite dei fiumi e delle popolazioni all’interno degli interessi dell’accumulazione del capitale. Il contratto sociale delle popolazioni respinge questo sistema ed afferma una linea di resistenza basata sulla libertà per l’acqua. Questa resistenza rafforza la volontà popolare contro l’egemonia costruita dalle politiche del capitale orientate alla sicurezza. Pertanto ogni politica che protegge l’acqua, protegge il comune futuro dei popoli. Ogni politica da noi sviluppata in questo sforzo darà priorità al libero deflusso dell’acqua e alla vita in Mesopotamia.
2.1 Fermiamo i megaprogetti distruttivi e l’attività mineraria
Le attuali dighe di Silvan e di Cizre ed i nuovi programmati megaprogetti comprendenti dighe, impianti idroelettrici e grandi progetti di irrigazione devono essere fermati. Questi progetti costituiscono un intervento sistematico che prende di mira l’acqua, la terra e la comune cultura dei popoli della Mesopotamia, e non hanno prodotto altro che distruzione ecologica.
Gli investimenti sull’energia, incluse tutte le attività minerarie e sugli idrocarburi, che non prevedono un processo di valutazione ambientale e che non soddisfano le necessità della popolazione devono essere fermati. Queste attività distruggono le foreste e la biodiversità, inquinano le acque sotterranee e superficiali e trasformano i bacini in aree di dominio capitalista. Tutte le trivellazioni del gas di scisto devono essere fermate immediatamente.
2.2 Rimozione delle attuali infrastrutture dannose
Le grandi, distruttive dighe debbono essere gradualmente smantellate per liberare le acque. Tenuto conto dell’esperienza a livello globale degli anni recenti, i benefici ecologici e sociali di tutti i progetti di rimozione delle dighe hanno superato le aspettative iniziali. Queste strutture imprigionano i fiumi e minacciano la vita delle popolazioni. La rimozione delle dighe è un passo necessario per ripristinare il libero deflusso dei fiumi e far ritornare le popolazioni sfollate ai loro originari secolari habitat. Essa è inoltre cruciale per ripristinare nei nostri bacini la biodiversità e far rivivere il retaggio culturale precedentemente soffocato.
2.3 Agroecologia e sovranità alimentare
Le pratiche di monocultura intensiva devono essere abbandonate. Lo sfruttamento del suolo da parte dell’agricoltura industriale ed il modello di bacino esauriscono le risorse idriche di questa regione.
La produzione agroecologica, che incorpora la saggezza dell’agricoltura tradizionale, dovrebbe invece essere il fattore di base. L’approccio agroecologico preserva il ciclo naturale del suolo ed alimenta un modello di produzione che nutre la vita e non imprigiona l’acqua.
Questa trasformazione è essenziale per raggiungere la sovranità alimentare. Sovranità alimentare significa che la popolazione stabilisce la propria produzione secondo le proprie necessità e che la fertilità del terreno dipende dalla volontà delle comunità, non dagli interessi della grande impresa.
2.4 Soluzioni istituzionali
Le organizzazioni professionali e lavorative, i consigli delle donne, le organizzazioni ecologiche e cittadine, i governi locali, le università e i governi statali dovrebbero sostenere soluzioni che emergono a livello locale, piuttosto che esacerbare la devastazione causata dai megaprogetti. Questo sostegno costituirà la base per un approccio che dia priorità alla volontà popolare e alla libertà per l’acqua, e protegga gli ecosistemi. Tutti i progetti che ignorano la voce del popolo sono illegittimi.
Le comuni istituite dalle popolazioni, i consigli locali e le organizzazioni di bacino devono essere i veri soggetti che indirizzano questa politica. Pertanto tutte le istituzioni dovrebbero assumersi le loro responsabilità in modo da rafforzare la volontà delle comunità locali.
2.5 Monitoraggio locale e sovranità sui dati
Sistemi di monitoraggio su base comunitaria dovrebbero essere istituiti nei bacini fluviali. L’informazione sull’acqua è un patrimonio comune condiviso e non può essere lasciato al controllo di ogni singola entità. Pertanto tutti i dati dovrebbero essere disponibili ed accessibili al pubblico. La trasparenza dei dati è cruciale per proteggere gli ecosistemi. Deve essere istituito un sistema di controllo sociale per combattere la commercializzazione dell’acqua e la sua distruzione a causa di politiche securitarie. Nello stesso tempo la scienza deve essere liberata dal monopolio del capitale e del sistema di potere. Dal momento che la conoscenza che difenderà la libertà per l’acqua può essere prodotta soltanto da istituzioni accademiche libere ed indipendenti basate sulle necessità sociali e fondate sull’antico patrimonio conoscitivo della società. Il diritto di parola delle persone è rafforzato dall’accesso all’informazione. I resoconti devono essere preparati ed aggiornati frequentemente e i dati risultanti devono essere condivisi apertamente con il pubblico.
2.6 Sovranità energetica
I progetti nucleari, geotermici, solari ed eolici che non soddisfano le necessità della popolazione e sono di proprietà di imprese private sono la faccia ingannevole del “capitalismo verde”. Questi progetti, sotto le mentite spoglie della trasformazione ecologica, riproducono il dominio del capitale e ancora una volta dominano gli spazi di vita delle persone.
Il nostro obiettivo non sono i modelli energetici che promuovono gli interessi della grande impresa. Il nostro obiettivo è quello di realizzare modelli energetici che appartengono alle comunità, vengono organizzati localmente e danno priorità alla voce del popolo e alla giustizia ecologica. Dovrebbero essere istituite cooperative basate sulle effettive necessità e tali cooperative dovrebbero trasformarsi in un percorso di libertà ed indipendenza che metta in grado la popolazione di produrre la propria energia attraverso le proprie iniziative.
2.7 Prevenzione dell’inquinamento
Gli effetti distruttivi, inquinanti e tossici causati dall’edilizia, dall’industria, dall’agricoltura, dall’attività mineraria, dalla produzione di energia e dai rifiuti militari devono cessare. Queste politiche inquinano il suolo, l’aria e l’acqua, mentre compromettono l’integrità dei bacini ed il ciclo dell’acqua e distruggono gli habitat delle specie. Rifiuti chimici, scarichi industriali, pesticidi e residui tossici rilasciati dall’attività mineraria avvelenano i fiumi. Questo avvelenamento minaccia tutte le dinamiche della vita, dai pesci agli uccelli, dagli esseri umani alle piante.
Ad esempio, il bacino del Lago Van viene rapidamente distrutto dall’inquinamento, dallo scarico dei rifiuti e da costruzioni edilizie fuori controllo, e questa distruzione minaccia tutti gli ecosistemi del lago. Per proteggere il Lago Van dall’inquinamento e per preservare il futuro di tutti i laghi della Mesopotamia dal collasso, come avvenuto per il Lago Urmia, la protezione delle risorse idriche della Mesopotamia deve essere una componente integrale della lotta per l’acqua. L’inquinamento non riguarda solo l’acqua; esso riguarda la salute umana e la sopravvivenza. Pertanto tutte le attività che producono inquinamento devono essere fermate e devono essere impostate strategie olistiche di prevenzione per la protezione dell’acqua.
3. Diplomazia popolare dell’acqua
Il linguaggio consiste in come si realizzano le politiche, e il linguaggio della diplomazia dell’acqua dovrebbe fondarsi sulla memoria culturale del popolo e sulla cultura multilingue e religiosa della Mesopotamia. Un lavoro diplomatico collettivo dovrebbe essere istituito là dove la popolazione parla nel proprio linguaggio.
La diplomazia dell’acqua dovrebbe essere sottratta al monopolio degli stati e delle corporazioni e trasformata in una struttura a più livelli, centrata sulla comunità, configurata dalla volontà popolare. Decisioni riguardanti il deflusso dei fiumi non dovrebbero essere prese a porte chiuse. Queste decisioni dovrebbero essere prese in organismi comunitari e in assemblee stabilite dalla popolazione. Nessuna diplomazia che ignora la conoscenza e la volontà popolare può costruire la pace. Pertanto la diplomazia dell’acqua dovrebbe diventare una lotta collettiva che emerge a partire dal livello locale, dove donne, contadini, organizzazioni ecologiche, organizzazioni democratiche di massa e istituzioni dei lavoratori partecipano paritariamente.
3.1 Inclusività e trasparenza
Non dobbiamo permettere che gli accordi sull’acqua vengano fatti a porte chiuse. Queste trattative segrete isolano i fiumi dalle popolazioni e dagli ecosistemi. Esse trasformano l’acqua in uno strumento per le lotte di potere degli stati e per i profitti delle grandi imprese. La volontà delle strutture collettive e democratiche istituite nei bacini fluviali dovrebbe costituire la base delle decisioni regionali. Queste strutture dovrebbero rappresentare il diritto di parola del popolo e diventare l’unica piattaforma legittima per proteggere la libertà per l’acqua. Decisioni che determineranno il futuro dei fiumi possono essere prese soltanto da queste strutture collettive istituite dal popolo.
3.2 Garantire la libertà per le acque
Fino a che le acque e i fiumi del Bacino Mesopotamico sono pienamente liberati, la volontà del popolo deve essere riconosciuta come un principio comune nei processi diplomatici svolti attraverso la Rete del Mesopotamian Water Forum. Questa rete costituisce una struttura legittima che rappresenta la volontà del popolo e l’interlocutore primario in tutte le decisioni regionali in sostegno della libertà per l’acqua. Il futuro dei fiumi sarà determinato dalla volontà collettiva del popolo e questa rete sarà il fattore di conduzione politica del processo di liberazione. Questa rete attinge il suo potere dalle strade e dallo spazio pubblico.
3.3 Attuazione degli accordi internazionali
Gli accordi esistenti devono essere attuati in modo efficace. Quando in tali accordi la volontà popolare non viene rispettata ed il futuro dell’acqua viene deciso a porte chiuse, tutto ciò è illegittimo ed inaccettabile. Gli accordi non dovrebbero essere definiti secondo una logica che condiziona l’acqua e la riduce ad uno strumento di profitto. Politiche di protezione della vita e dell’acqua dovrebbero costituire la base. Quando si definiscono nuovi accordi, il diritto del popolo ad avere voce deve risultare decisivo ed il principio della libertà per l’acqua e per la vita deve formare la base di tutte le decisioni. Ogni accordo che non dà priorità al deflusso dei fiumi, all’integrità degli ecosistemi e alla volontà del popolo è illegittimo.
3.4 Il ruolo dei governi locali
I governi locali e gli insediamenti lungo i fiumi dovrebbero assumere un ruolo attivo nei processi diplomatici e nelle politiche connessi all’acqua. Il futuro dei fiumi non può essere lasciato alle decisioni di centri lontani. In questioni di interesse locale la volontà collettiva della popolazione locale dovrebbe determinare il processo. Pertanto i governi locali dovrebbero dare la priorità alla volontà delle strutture collettive che offriranno protezione all’acqua. Queste strutture costituiranno le strutture legittime che rappresentano il diritto del popolo ad avere voce e la dinamica che organizza i processi diplomatici a partire dal basso. Dalla prospettiva sociale ecologica, nell’ambito delle finalità delle politiche democratiche-ecologiche sull’acqua e i bacini, tutti i governi locali, specialmente le municipalità, dovrebbero affermare ed aderire ai principi, alle politiche ed alle finalità connesse al governo dell’acqua.
3.5 Una forte rete comunicativa
Verranno stabiliti regolari webinar, gruppi di posta elettronica e meccanismi congiunti di monitoraggio. Queste reti costituiranno una linea di comunicazione che assicurerà la condivisione delle conoscenze delle persone, rafforzerà le strutture collettive per proteggere l’acqua ed assicureranno la continuità della solidarietà in tutta la Mesopotamia.
3.6 Piano di azione urgente per Hesekê
La stazione idrica di Alouk, situata nelle vicinanze di Serekanive ed occupata da gruppi armati affiliati con la Turchia dal 2019, deve essere liberata dal controllo di questi gruppi armati e dichiarata zona pienamente accessibile grazie agli sforzi umanitari. Ciò potrà scongiurare l’interruzione della fornitura di acqua potabile di Hesekê. Questo passo è urgente per evitare che l’acqua diventi uno strumento di oppressione e di guerra e per proteggere il diritto alla vita della popolazione. A causa dell’urgenza della situazione, una delegazione dovrebbe essere incaricata di monitorare, contattare e relazionare sul danno causato alla regione. Gli attori internazionali sono chiamati a far crescere la consapevolezza su questa base e a risolvere il problema il più presto possibile.
3.7 Gruppo di lavoro sulla ‘Diplomazia dell’Acqua delle Donne’
Un gruppo di diplomazia dell’acqua composto da attiviste ecofemministe, da consigli e organizzazioni delle donne verrà istituito per autenticare la prassi contro il patriarcato nella politica sull’acqua nella regione. Il Gruppo della Diplomazia dell’Acqua delle Donne creerà una piattaforma collettiva per l’eguaglianza di genere, per le prospettive di liberazione delle donne e per il ruolo guida delle donne nella lotta sull’acqua per la giustizia ecologica e la libertà sociale.
3.8 Solidarietà transfrontaliera
Saranno rafforzati meccanismi di solidarietà per proteggere difensori dell’acqua, per sviluppare strategie di cause comuni e per combattere unitariamente l’ecocidio. Questi meccanismi consisteranno in una rete collettiva di resistenza dove le persone agiscono unite e i difensori della libertà per l’acqua si uniscono in una lotta comune.
3.9 Capacità di sviluppo legale ed accademico
Verranno istituite reti di condivisione delle informazioni e delle esperienze al fine di utilizzare efficacemente la normativa internazionale sull’acqua. Queste reti stabiliranno collegamenti di solidarietà che difendano i diritti dei fiumi, conducano processi legali basati sulla volontà delle popolazioni e proteggano la libertà per l’acqua.
3.10 Diplomazia multi-canale
Verranno adottati i principi della Dichiarazione di Kathmandu del 2025 che mette in risalto la protezione della natura della montagna, il diritto alla vita di tutte le creature che vivono in montagna, le tradizioni, la cultura e la dignità delle popolazioni locali e la solidarietà interculturale.
In Conclusione
Il 2° Mesopotamian Water Forum è stato un ulteriore passo che ha esteso la lotta lanciata a Sulaymaniyah. Questo raduno, sorto dalla volontà del popolo della Mesopotamia, ha stabilito una nuova soglia per la libertà per l’acqua. Ha dimostrato che la pace può essere stabilita mediante una struttura politica che dia priorità ai fiumi e che il popolo che libera l’acqua può anche liberare il proprio futuro.
Una volta lasciata Amed, non ci sentiremo più come individui dispersi. Siamo ora parte di un cammino comune. Siamo un movimento unito che sta espandendo la Rete per l’Acqua della Mesopotamia. Porteremo avanti la libertà dei fiumi, la volontà dei popoli ed il linguaggio di pace in tutti gli angoli della Mesopotamia.
Metteremo in pratica nei nostri territori il nostro impegno ad istituire comunità sull’acqua e strutture collettive per proteggere l’acqua. Istituiremo nei villaggi, nei sobborghi e nelle città strutture di sostegno e le porteremo avanti in tutta la Mesopotamia. Queste assemblee saranno i portatori e gli esecutori del nostro nuovo contratto sociale a difesa della libertà dell’acqua e dei fiumi.
Ci impegniamo a portare avanti lo spirito, le parole, il coraggio e decidiamo di estendere questo forum alle nostre regioni. Marceremo fianco a fianco per il diritto di accesso all’acqua e per il diritto a fiumi viventi. Intensificheremo la lotta comune contro le dighe, l’attività mineraria, le politiche di indirizzo securitario e l’ecocidio in tutta la Mesopotamia.
In preparazione del prossimo forum, istituiremo un Comitato sull’Acqua inter-comunitario tra Iran, Iraq, Siria e Turchia. Rafforzeremo la solidarietà internazionale per proteggere i nostri laghi, fiumi, paludi e tutte la specie viventi.
Ad ogni passo che intraprenderemo, ci incontreremo nei Forum sull’Acqua della Mesopotamia per lavorare a sostegno della pace e per costruire la libertà. Sappiamo che quando i fiumi scorrono liberamente, la pace prende piede. La vita condivisa della Mesopotamia verrà riscritta nella libertà dell’acqua.
Stiamo cominciando i preparativi per tenere il prossimo Mesopotamian Water Forum nell’Iraq Meridionale. È nostro comune impegno riunirsi in queste terre, dove il Tigri e l’Eufrate incontrano il mare, dove le paludi e i canneti hanno nutrito la vita per secoli. Invitiamo tutte le popolazioni, comunità ed organizzazioni che difendono il libero scorrere dei fiumi ad essere parte di questo raduno. Liberare i fiumi della Mesopotamia significa difendere il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi. Nessuna lotta per la libertà è completa se non si preserva la biodiversità. Nel ristabilire una relazione simbiotica con la natura, vivremo con gli alberi, l’acqua, gli insetti e tutti gli esseri viventi sulla base della prospettiva di “vivere assieme nella diversità” e continueremo la nostra lotta sulla base di questo principio. Auguri a tutti coloro che hanno contribuito al meeting e ai nostri preziosi amici il cui cuore batte in questo impegno e porgiamo i nostri saluti e il nostro rispetto.
Ay Hebûn to! Av Jiyan to! Av Aşîtî to! (Oh esistenza! Oh Vita! Oh Pace!)
Ci basiamo sulla pace, mettendo in comune l’acqua, la terra e l’energia, e costruendo una vita libera.
Il popolo che libera l’acqua libera la vita e alimenta la pace…
2nd Mesopotamia Water Forum Committee

