La popolazione civile curda di Aleppo minacciata di massacro e sfollamento

I quartieri curdi di Sheikh Maqsoud (Şêx Meqsûd) e Ashrafiye (Eşrefiye) in Aleppo hanno subito negli ultimi giorni pesanti bombardamenti. Le milizie islamiche appoggiate dalla Turchia, operanti con divisa dell’esercito siriano, hanno assediato queste due aree densamente popolate, prendendo di mira quartieri civili, ospedali, scuole ed infrastrutture. Civili, inclusi bambini, vengono uccisi e decine di migliaia di residenti vengono sfollati a forza.

I gruppi che partecipano all'attacco – Sultan Murad, Suleiman Shah (Amshat), Hamzat, e le brigate Nureddin Zengi – sono le stesse fazioni che in precedenza hanno effettuato pulizia etnica, sequestri, tortura e sfollamenti forzati della popolazione curda nelle regioni occupate dalla Turchia di Afrin, Serêkaniyê e Girê Spî. Oggi, quale risultato di queste politiche, la popolazione curda in Serêkaniyê è calata dall’85% a meno dell’1%.

Circa 400.000 civili curdi vivono in questi due quartieri sotto bombardamento. La maggior parte di loro sono sfollati interni che sono precedentemente fuggiti dalla violenza islamica appoggiata dalla Turchia e che hanno trovato rifugio in Aleppo. Ora questa popolazione è nuovamente presa di mira dalle stesse forze.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR - Syrian Observatory for Human Rights) ha confermato che le forze che stanno attaccando queste aree sono le stesse che hanno attaccato i curdi in Afrin. Con l’impiego di carri armati, armi pesanti e droni armati forniti dalla Turchia, questa operazione mira all’eliminazione forzata della popolazione curda da Aleppo.

Questo attacco militare costituisce anche una catastrofe ecologica. I bombardamenti stanno distruggendo in Aleppo la rete idrica, il sistema fognario, le catene di fornitura alimentare e le aree agricole. Decine di migliaia di persone vengono private di accesso ad acqua pulita, cibo, elettricità e cure sanitarie. Questa situazione configura un collasso ambientale al rallentatore ed una crisi umanitaria di massa per la comunità curda. 

Più di 46.000 persone sono state già sfollate. Gli aeroporti sono chiusi, non sono disponibili strade sicure e i civili rimangono intrappolati nelle aree di conflitto.

La Croce Rossa Curda (Kurdish Red Crescent - Heyva Sor a Kurd) ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale per aprire corridoi umanitari e proteggere la popolazione civile.

Rispondiamo con forza a questo appello e chiediamo alle Nazioni Unite (OCHA, UNHCR, UNICEF), alla Federazione ed alle Società della Croce Rossa Internazionale e del Medio Oriente (International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies), all’Unione Europea ed ai suoi Stati Membri, ad Amnesty International, all’Osservatorio per i Diritti Umani (Human Rights Watch) e a tutti gli organismi umanitari operanti in Siria affinché intervengano immediatamente.

In tale contesto chiediamo: 

1- L’istituzione di corridoi umanitari, sotto la supervisione dell’ONU, per Sheikh Maqsoud ed Ashrafiye.

2- L’immediata attivazione di meccanismi di protezione internazionale per la popolazione civile.

3- La cessazione degli attacchi da parte dei gruppi armati appoggiati dalla Turchia e l’allontanamento delle armi pesanti.

4- La consegna urgente di aiuti umanitari - acqua, cibo, assistenza sanitaria e rifugio - per le popolazioni colpite. 

Quanto sta avvenendo in Aleppo non è solo un conflitto militare, ma un tentativo sistematico di annichilire un popolo, disperderlo e distruggere il loro ambiente vitale. Il silenzio della comunità internazionale equivale a complicità con questi crimini.

Estendiamo pertanto l’appello a tutti i difensori della vita, alle organizzazioni ecologiche ed ai movimenti: siamo solidali con i quartieri che stanno difendendo il loro autogoverno, la libertà e gli spazi di vita contro l’aggressione genocida ed il silenzio internazionale.

Il tempo stringe. Le vite dei civili, gli habitat ecologici e l’esistenza stessa della comunità sono sotto minaccia di estinzione.

TEV-EKO — Movimento Ecologico Europeo per il Kurdistan

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Stop ai bombardamenti turchi sulla diga di Tişrin nell’amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria

12 gennaio 2025

Dichiarazione del Movimento Ecologico Europeo per il Kurdistan (Tev-Eko)

L’Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria, che comprende le zone popolate dai Curdi del Rojava, ha dichiarato che la diga di Tişrin sul fiume Eufrate è sul punto di collassare a causa degli intensi attacchi condotti dall’esercito turco e dai gruppi terroristi jihadisti ad esso affiliati. Al riguardo l’Amministrazione ha evidenziato come la distruzione di questa imponente riserva d’acqua nella propria regione, con una capacità di 1,9 miliardi di metri cubi, minaccia la vita biologica per un lungo tratto della valle dell’Eufrate che è ecologicamente il territorio più diversificato di questa regione. Ha fatto appello alla comunità internazionale affinché dia prova di solidarietà prima che questa più devastante distruzione abbia luogo.

Da diversi anni lo Stato turco ed i gruppi jihadisti ad esso affiliati distruggono con operazioni militari silos per cereali, infrastrutture elettriche ed idriche, ed aree residenziali civili appartenenti all’Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria. Gli attacchi alle infrastrutture alimentari, idriche ed elettriche creano una devastazione che impatterà in ugual misura sulle generazioni future. A fronte di un Medio Oriente a rischio di grave siccità, questi attacchi contro le risorse idriche e le infrastrutture non colpiscono solo la popolazione dell’Amministrazione autonoma ma anche tutti gli esseri viventi della regione.

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Come i Pfas hanno contaminato l’Italia

Cosa sono i Pfas e come il Po è diventato il fiume più contaminato d’Europa. I rischi per l’ambiente e la salute, e le possibili soluzioni.

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La Dichiarazione di Popayán

La Piattaforma per i patti pubblici e comunitari delle Americhe (PAPC) ha sostenuto l’incontro “Orizzonti della gestione dell'acqua pubblica e comunitaria del 25, 26, 27 settembre 2023 nella città di Popayán, Cauca, Colombia, per condividere conoscenze ed esperienze e permetterci di farlo rinnovare la nostra comprensione delle nuove e vecchie strategie di esproprio e privatizzazione dell’acqua e di confrontarci ed organizzarci per combatterli.

Si sono incontrate persone, organizzazioni e movimenti provenienti dalle Americhe, dall'Europa, dall'Africa e dall'Asia. Tre giorni nella capitale del Dipartimento del Cauca, rendendo omaggio a questo Territorio che risiede alla confluenza di secoli di lotte dei popoli indigeni, dei neri e dei contadini comunità in difesa della terra, delle culture e dell’acqua. Ma ci dispiace constatare che alcuni de* nostr* compagn* provenienti dall’Africa e dall’Asia non hanno potuto essere qui a causa dell’ingiustizia e del razzismo che caratterizza la mobilità internazionale attraverso la concessione arbitraria e iniqua di visti e permessi di viaggio. Deploriamo le barriere all'ingresso in Colombia per i nostri compagn* del Sud del mondo che dimostrano che la mobilità internazionale è controllata da fattori razzisti e coloniali che limitano le possibilità di solidarietà faccia a faccia tra i popoli precedentemente colonizzati. Insistereremo sull'abbattimento delle barriere, sull'incontro e sul rafforzamento degli scambi tra i paesi popoli del Sud.

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Resoconto del seminario “Le politiche sull’acqua in Europa” tenuto dall’EWM alla ESU 2022

Il Movimento Europeo dell’Acqua (European Water Movement - EWM) è stato uno dei partecipanti all’Università Estiva Europea 2022 dei Movimenti Sociali (ESU 2022) in Mönchengladbach, stabilendo legami con le altre organizzazioni europee.

La ESU, tenutasi in Germania a Mönchengladbach dal 17 al 21 agosto 2022, è stato un evento estremamente coinvolgente, dove centinaia di attivisti dei movimenti sociali europei e di altre parti del mondo hanno condiviso esperienze, idee e iniziative per un mondo diverso. In tale contesto, come EWM, abbiamo presentato e discusso due seminari sull’acqua, bene comune attualmente sotto minaccia delle politiche liberiste di mercificazione, privatizzazione e appropriazione. 

ESU plenary picture @ Sigi MF

Il primo seminario, Le politiche sull’Acqua in Europa (Water policies in Europe), si è tenuto il 18 agosto. 

Cominciamo dal concepire l’acqua come un bene comune. L’acqua configura le società ma può essere anche fonte di conflitto, a seconda di come viene intesa. Ecco perché un inquadramento come bene comune rende possibile una appropriata gestione capace di risolvere i conflitti.

L’acqua intesa come bene comune implica la necessità di regolamentazione mediante norme decisionali comunitarie, al fine di evitare situazioni di abuso, esaurimento o sovrasfruttamento. Tale regolamentazione comunitaria, per essere attuata con meccanismi decisionali democratici, presuppone una gestione forte, trasparente, aperta e partecipativa, dove tutti gli utenti della comunità in questione abbiano un loro ruolo. Questa gestione deve essere portata avanti dalle autorità pubbliche e dagli utenti che costituiscono la comunità, in modo che le decisioni vengano orientate all’interesse comune. Non ha pertanto senso delegare il governo dell’acqua ad attori con interessi particolari od operanti al di fuori della comunità. In tale ottica è giustificato stabilire l’acqua quale bene comune inalienabile che non può essere oggetto di mercificazione.

Al contrario, l’Unione Europea considera l’acqua da un diverso punto di vista. Già nel 1992, con la Dichiarazione di Dublino sull’Acqua e sullo Sviluppo Sostenibile (Dublin Declaration on Water and Sustainable Development), l’acqua venne dichiarata risorsa economica. Fino agli anni ’80 la maggior parte dei servizi idrici erano a gestione pubblica, ma con la trasformazione globale neoliberista la privatizzazione fu introdotta quale formula magica attraverso la pressione delle istituzioni finanziarie internazionali e il mantra del debito e dell’inefficienza pubblici. Le finalità dei servizi pubblici quali l’accessibilità, la solidarietà e l’equità furono rimpiazzati dagli obiettivi di efficienza finanziaria. In tale quadro il governo dell’acqua viene considerato quale elemento tecnico aperto alla partecipazione di portatori di interessi, in special modo del settore privato.

Diverse volte la Commissione Europea ha cercato di attaccare la sovranità nazionale e municipale a favore del potere delle multinazionali dell’acqua. Ciò si è verificato con l’intento di introdurre l’acqua nel mercato unico o con le imposizioni nei momenti di crisi da parte della Troika su Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda.

Per queste ragioni nel 2012 è stata lanciata la campagna Right2Water con la raccolta di firme per richiedere il riconoscimento del diritto umano all’acqua e tutelare il bene comune dell’acqua nell’Unione Europea, secondo le indicazioni della risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2010, che aveva sancito l’acqua e i servizi sanitari quale fondamentale diritto umano universale. La Right2Water è stata la prima riuscita Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) ed ha raccolto quasi 2 milioni di firme.

Grazie alla mobilitazione creatasi, nel 2012 è stato fondato a Napoli l’European Water Movement (Movimento Europeo dell’Acqua). Da allora coordiniamo le nostre iniziative dal basso e i movimenti sociali che operano a livello locale per portare a livello europeo le nostre richieste. Siamo riusciti a creare un’alleanza globale europea con legami internazionali. Continuiamo a procedere avanti verso la realizzazione di un governo aperto, trasparente a partecipativo ove l’acqua è gestita come un bene comune.

Nel seminario abbiamo anche analizzato come le politiche europee sull’acqua configurano la gestione delle risorse idriche. A livello dell’Unione Europea abbiamo illustrato la parziale ed insoddisfacente legislazione UE che non ha trasposto (o solo trasposto parzialmente) nella propria normativa le istanze sancite dall’ONU con il riconoscimento del Diritto Umano all’Acqua ed ai Servizi Sanitari, o richieste dalla ICE Right2Water ed inizialmente approvate dall’Europarlamento; abbiamo anche illustrato il condizionamento subito dai vertici istituzionali della UE da parte delle lobby private. 

A livello nazionale e territoriale abbiamo illustrato: gli elementi necessari per un effettivo governo dell’acqua pubblico e partecipativo; uno sguardo attraverso l’Europa sulle esperienze di (ri)municipalizzazione dei servizi idrici e sulle iniziative dal basso; il rischio di mercificazione e privatizzazione dell’intero ciclo dell’acqua originato dal Next Generation EU e dai relativi Recovery Plan degli Stati Membri della UE.

Per il dettaglio, al seguente link il materiale (in inglese) che è stato illustrato in questo seminario.

Il secondo seminario, Lotte contro l’accaparramento dell’acqua e l’inquinamento degli ecosistemi idrici da parte di aziende private, è stato tenuto il 19 agosto.

Al seguente link presentazione e video in francese e tedesco