L'acqua pubblica è il futuro

Dopo le edizioni inglese, francese e catalana di "Our public water future", a cura del Trans National Institute di Amsterdam, grazie alla collaborazione con il Comitato Acqua Pubblica Torino è stata pubblicata l’edizione italiana con il titolo "L'acqua pubblica è il futuro".

Dopo tre decenni di risultati catastrofici, molte città, regioni e Paesi stanno chiudendo il capitolo delle privatizzazioni. Una silenziosa rivoluzione civile si sta dispiegando con le comunità nel mondo intero che rivendicano il controllo dei loro servizi dell’acqua per gestire questa risorsa cruciale in modo democratico, equo ed ecologico.

Negli ultimi 15 anni i casi di rimunicipalizzazione sono stati 235 in 37 Paesi. Più di 100 milioni di persone sono state coinvolte in questa tendenza globale che sta assumendo un ritmo straordinariamente accelerato.

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Un futuro azzurro è giusto e possibile

Traduzione in italiano dell'intervento di Maude Barlow alla Conferenza internazionale "Acqua, Megalopoli e Global Change", sede dell'UNESCO, Parigi, 1 dicembre 2015. 

La sfida è totale. Ci sono baraccopoli che circondano la maggior parte delle megalopoli del mondo in via di sviluppo e i profughi dell’ambiente e della fame ci giungono in numeri sempre crescenti. Privati dall'accesso a fonti tradizionali di acqua potabile a causa dell’inquinamento, del sovrasfruttamento o di costi proibitivi, molti sono ridotti a pagare prezzi esorbitanti ai trafficanti locali di acqua potabile o a bere acqua contaminata dai propri rifiuti.

Sostiene l'agenzia UN-Habitat, che entro il 2030, più della metà della popolazione dei grandi centri urbani vivrà in baraccopoli e l’Accademia nazionale americana delle scienze stima che entro il 2050, più di un miliardo degli abitanti in baraccopoli avrà accesso ogni giorno ad una quantità di acqua appena sufficiente a riempire una piccola vasca.

Le città maggiormente a rischio sono Pechino, Nuova Delhi, Mumbai, Calcutta, Manila, Città del Messico, Caracas, Lagos, Abidjan, Teheran e Johannesburg. Oggi, il grande San Paolo, con una popolazione che giunge quasi a 20 milioni di abitanti, è letteralmente a corto di acqua.

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Acqua e Servizi Idrici in CETA

[ Traduzione del capitolo "Water and Water Services" di "Making Sense of the CETA" scritto da Stuart Trew, Canadian Centre for Policy Alternatives ]

Punti chiave

Salvo diversa indicazione, tutti gli Articoli, Allegati e Appendici citati in questa capitolo, si riferiscono alla versione definitiva dell’ Agosto 2014 del testo CETA (Accordo globale su economica e commercio tra UE e Canada) trapelato per la prima volta tramite le emittenti tedesche ARD (Associazione delle emittenti pubbliche tedesche) ed ora disponibile in http://eu-secretdeals.info/ceta.

Negli accordi commerciali internazionali l’acqua e i servizi idrici rimangono una questione controversa a livello globale. Mentre i trattati su commercio e investimenti, come il CETA, sono intesi a governare la fornitura di beni e servizi, e la relativa regolamentazione è basata sui principi del libero mercato, per le Nazioni Unite l’accesso all’acqua potabile e agli impianti igienico-sanitari è considerato un diritto umano fondamentale che i governi o altri enti senza scopo di lucro devono fornire.

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Our Public Water Future: The global experience with remunicipalisation

A new book shows that the growing wave of cities putting water back under public control has now spread to 37 countries impacting 100 million people.

The book is launched in the run-up to the World Water Forum in South Korea (12-17 April) and comes in the wake of Jakarta’s decision in March 2015 to annul its privatised water contracts citing the violation of the 9.9 million residents’ human right to water.

This is the largest remunicipalisation in the world, suggesting that water privatisation is running out of steam and the pendulum is swinging back in favour of a reinvigorated, accountable and sustainable public control of water.

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Il Tubo

el tubo

“L’Algeria ha in progetto il trasferimento di acqua dal Rodano o dal Reno per «calmare la sete del deserto», considerato che essa «riscalda l’Europa» con il suo gas spedito nel continente tramite gasdotti e che ha quindi diritto di ricevere un trattamenti analogo”.

Forum Mondiale dell’Acqua, 19 Aprile 2011

Quando ci siamo resi conto della sua importanza, c’erano già duecento milioni di persone allacciate e quattro paesi dipendevano dalla sua acqua. L’opera era cominciata come un trasferimento di acqua dal Rodano, cosa che ci aveva fatto ridere dato che quest’acqua era destinata a una zona (la Catalogna) che aveva chiuso gli impianti di dissalazione per mancanza di domanda. Ci era parsa una di quelle costruzioni superflue e monumentali con cui il governo concede favori ai gruppi economici che lo sostengono, ma il significato era ben altro. L’arrivo del Rodano a Barcellona ha permesso di portare l’Ebro ad Alicante e lo Jucar al sud della Spagna. Poi i tre bacini si sono interconnessi ed è diventato impossibile distinguere la provenienza dell’acqua, si diceva semplicemente che arrivava dal «tubo». Il tubo ha continuato ad allungarsi fino al Medio Oriente: dopo la connessione con Marocco, Algeria, Tunisia e Libano, il tubo si è messo a procedere verso la Mesopotamia con la scusa dello scambio di risorse energetiche in cambio di acqua. La libera concorrenza del gas e del petrolio con l’acqua ha permesso di mantenere una certa stabilità dei prezzi per un certo tempo, ma in modo occulto le imprese del «tubo» e quelle dell’«energia» si sono unificate o incorporate le une con le altre. Ed è scattata la volata dei prezzi: i modi di fare economia a livello singolo sono stati vanificati dal costo del diritto di allacciamento. Più diminuivano le energie fossili più rincarava l’acqua. I Paesi continuavano a mantenere le apparenze di democrazie parlamentari allo stesso modo dell’ impresa del «tubo» che conservava i marchi distinti di acqua e energia, facendo finta che fossero in concorrenza tra loro. Il prezzo dell’acqua è arrivato a superare la metà del salario di un lavoratore medio. Il capitalismo si è reinventato da solo: siamo schiavi del tubo.

Traduzione di una piccola fiction scritta per Xarxa per una Nova Cultura de l'Aigua