Il lungo cammino verso la partecipazione del pubblico nella gestione dell’acqua a Montpellier

A maggio 2014, dopo 25 anni di gestione privata da parte di Veolia, la metropoli di Montpellier ha deciso di ritornare a una gestione pubblica del proprio servizio di produzione e distribuzione di acqua potabile.

Un contesto politico molto particolare ha consentito al collettivo guidato dall’associazione Eau Secours 34 di esercitare forti, decisive pressioni sulle autorità locali per ritornare non solo ad una gestione pubblica dell’acqua, ma anche ad una governance più trasparente e democratica del servizio, con una reale partecipazione degli utenti.

In particolare, è stato richiesto che il servizio sia gestito da un ente pubblico con una rappresentanza degli utenti nel proprio consiglio di amministrazione e con la creazione di una commissione metropolitana chiamata « Observatoire de l'eau » (Osservatorio dell’acqua), costituita da tutte le parti interessate, utenti inclusi. Entrambe le richieste sono state accettate.

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La partecipazione del pubblico nella gestione dei servizi per l’acqua in Europa: Berlino

Il Movimento Europeo per l’Acqua (European Water Movement) ha chiesto alle associazioni e ai collettivi che hanno sostenuto il ritorno alla gestione pubblica del proprio servizio idrico locale, di descrivere i meccanismi di partecipazione del pubblico nella gestione del servizio (i meccanismi in essere, quelli in fase di implementazione e quelli programmati) per analizzarne i punti di forza e di debolezza. In questo articolo, Dorothea Härlin del Berliner Wassertisch presenta il caso berlinese.

Dopo la rimunicipalizzazione, la democratizzazione!
Un relazione intermedia sulla democratizzazione del servizio di gestione dell’acqua a Berlino

La società di gestione dell’acqua di Berlino (Berliner Wasserbetriebe – BWB) è tornata ad essere pubblica al 100% a partire dal 2014. Nel 1999, le società private Veolia e RWE ne avevano acquistato il 24,9% ciascuna nel quadro del celebre modello PPP (Partenariato-Pubblico-Privato). Lo scandaloso accordo PPP era stato tenuto segreto, come tutti gli accordi PPP, sino al 2011, quando la vittoria del primo referendum di iniziativa popolare “Unser Wasser” vinto a Berlino lo rese necessariamente pubblico, generando pressioni all'interno del personale politico di Berlino, al punto che le azioni possedute dalla RWE furono riacquistate nel 2012 e quelle possedute dalla Veolia nel 2013. Cosi, la BWB fu totalmente rimunicipalizzata a partire del 2014.

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Profitti nella tariffa di Umbra Acque SpA

Metodo tariffario Idrico MTI-2, 2016-2019 

Nel 2003 i comuni dell'ATI 1 e 2 dell'Umbria hanno affidato la gestione del servizio idrico a Umbra Acque spa, partecipata dalla multinazionale ACEA spa e quindi dalla francese SUEZ, perché la gestione totalmente pubblica era costosa, corrotta e inefficiente. L'intervento del privato avrebbe dovuto garantire una gestione efficiente basata sulla realizzazione degli investimenti, la manutenzione delle reti e degli impianti di proprietà dei Comuni concessi in uso a Umbra Acque spa. Tutto ciò in cambio del pagamento di tariffe approvate in base ad un piano tariffario di 25 anni, che prevedeva un aumento anno dopo anno in funzione della realizzazione degli investimenti. Tariffa che prevedeva tra le componenti l'adeguata remunerazione del capitale investito, cioè il profitto minimo garantito della gestione del 7% fisso sul totale del capitale investito.

Già nel 2011 i cittadini si sono resi conto che la privatizzazione dell'acqua era una cosainaccettabile, perché l'acqua è un bene fondamentale per la vita e sull'acqua non si può fare profitto. Si sono anche resi conto che l'intervento dei privati non aveva affatto migliorato la gestione, visti gli aumenti di perdite nelle reti e l'incompleta realizzazione dei piani degli investimenti. L'unica cosa che aumentava era la tariffa, mentre la qualità del servizio diminuiva. Per questo nel 2011 i cittadini hanno votato il referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici e contro il profitto garantito sulle tariffe dell'acqua, referendum che non è stato mai rispettato.

Leggere il seguito sul sito del Comitato Umbro Acqua Pubblica

La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell'acqua

Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche

L'emergenza idrica è oramai un'evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull'agricoltura e più in generale sull'ambiente.

Si tratta di una drammatica realtà provocata dall'acuirsi dei cambiamenti climatici a cui, da oltre vent'anni, si sono sovrapposti i processi di mercificazione e privatizzazione dell'acqua.

I fautori dell'ingresso dei privati nella gestione dell'acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest'ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini.

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L’Attacco alle fonti d’acqua nel Mezzogiorno d'Italia

Nel centro sud Italia è stato sferrato un attacco alle fonti d’acqua e all’intero sistema idrico. Le multinazionali puntano ad accorpare il ciclo idrico integrato dell’intero meridione, il cd distretto appenninico, al fine di accaparrarsi la mega gestione e realizzare la più grande privatizzazione d’Europa, in contrasto con l’esito del referendum del 2011.

L’obiettivo prioritario sono le fonti poiché è più facile prenderne il controllo ed esse producono molto profitto, a fronte di spese e rischio minimi. Con la gestione del rubinetto principale è favorita l’acquisizione dell’intero ciclo integrato e il condizionamento politico del territorio.

La strategia delle lobby

Per il perseguimento dell’obiettivo, la strategia in campo è diversificata temporalmente, per settore d’intervento e territorio, ma l’obiettivo è unico: giungere ad accorpare le Regioni del centro sud e affidare la gestione del ciclo integrato a un’unica gigantesca Corporation. Senza dimenticare che le multinazionali in campo gestiscono anche rifiuti ed energia e puntano a realizzare gli stessi processi anche in questi altri settori, mediante la costituzione di una gigantesca multiutiliy.

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