Trattative nella maggioranza sulla legge per l'acqua: si scrive acqua pubblica, si legge privatizzazione

Roma, 2 Dicembre 2019

Il Sole 24 Ore di domenica 1 dicembre ha pubblicato un approfondito articolo e tre interviste all'On. Daga (M5S), all'On. Braga (PD) e a Guerrini (ARERA) in merito a un possibile accordo tra M5S e PD per giungere a una legge condivisa sulla gestione dell'acqua.

Sembra evidente che non si tratta di indiscrezioni, piuttosto di una ricostruzione attenta effettuata sulla base di informazioni fornite dagli stessi protagonisti del confronto avviatosi a livello parlamentare.

E' altrettanto evidente che se fossero confermati gli elementi cardine più che di un accordo si tratterebbe di un inciucio tra i due principali azionisti della maggioranza, PD e M5S, in cui l'acqua pubblica diviene uno specchietto per le allodole.

Il PD porterebbe a casa il risultato ambito da anni, ossia l'espansione del modello di società misto pubblico-privato a gran parte del territorio nazionale e così maggioranza e minoranza riescono in una convergenza apparentemente impossibile. M5S, PD, Lega, FI e FDI sarebbero tutti d’accordo: dove c’è business, l’intesa si trova.

In particolare, il Mezzogiorno viene utilizzato come alibi per procedere ad una massiccia privatizzazione mediante la costituzione di una mega azienda pubblica aperta ai privati, comprese società quotate in borsa, sul modello delle grandi holding come ACEA, HERA, IREN e A2A.

Il mantra continua ad essere sempre lo stesso, il superamento della dimensione territoriale della gestione dell'acqua con la conseguente definizione di ambiti regionali e finanche sovra-regionali, eliminando così ogni possibilità di controllo e partecipazione delle comunità e dei Comuni, lasciando il campo libero al mercato.

Questo è il processo noto come mercificazione dell'acqua e che negli ultimi anni sta producendo una vera e propria finanziarizzazione della gestione.

In questo disegno non poteva mancare ARERA che sin da dopo i referendum si è adoperata per la loro cancellazione e poi ha lavorato costantemente per rendere sempre più profittevole la gestione del servizio. Per questo l'accordo prevederebbe il suo mantenimento e addirittura un suo rafforzamento.

Si tratta di un progetto scellerato che si accanisce con un modello di gestione che ha dimostrato il suo fallimento: aumenti tariffari, investimenti insufficienti, perdite delle reti costantemente in crescita.

Un progetto in piena contraddizione con l'esito referendario e con la legge promossa dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, depositata in questa legislatura dall'On. Daga, ancora oggi formalmente all'esame della Commissione Ambiente della Camera.

E allora è evidente che coloro che hanno sostenuto questa proposta di legge, tanto chiara rispetto agli obiettivi di riforma radicale dell'attuale sistema di gestione dell'acqua, non possono riconoscersi in questo progetto e li invitiamo a denunciarlo per quello che è, ossia l'ennesimo tradimento della volontà popolare. In particolare se i penta stellati non si opporranno avranno definitivamente sconfessato la loro prima stella.

Da parte nostra dichiariamo sin da subito che metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per contrastare questo disegno e chiediamo con forza la ripresa della discussione della legge in Commissione Ambiente, l'unica per una vera gestione pubblica e partecipativa dell'acqua.


Acqua: la prima stella cadante

Napoli, 22 luglio 2019

La prima stella dei pentastellati è la gestione pubblica dell’acqua che, insieme all’aria, è il bene comune più fondamentale che abbiamo. I Cinque Stelle, almeno a Napoli, sono nati dalla lotta contro la privatizzazione dell’acqua votata dai Comuni partenopei. Per i pentastellati la gestione pubblica dell’acqua è talmente importante che è stata collocata al primo posto nel ‘Contratto’ di governo. Fin da subito infatti i Cinque stelle hanno introdotto nella Commissione Ambiente della Camera la Legge di iniziativa popolare (a suo tempo aveva avuto quattrocentomila firme) che prevede la ripubblicizzazione dell’acqua tramite un Ente di Diritto Pubblico, come l’Azienda Speciale. Tutto questo in obbedienza al Referendum del 2011 che aveva deciso che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto sul’acqua.

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Aggiornamento della situazione delle acque greche

Salonicco, 24 gennaio 2018

Il 15 Gennaio il Parlamento Greco ha votato una legge per superare la terza valutazione della Troika. Fra le altre cose, la legge include il trasferimento delle compagnie idriche (51%) direttamente al Superfund. Quando il Superfund è stato creato, l’idea era che tutte le compagnie pubbliche fossero trasferite a una compagnia che sarebbe stata una filiale del Superfund. In realtà la situazione è peggiore della precedente.

Il giorno successive al voto in Parlamento TAIPED (HRADF) ha annunciato il passo successivo dei suoi progetti di privatizzazion, fra cui il 24% di EYATH (compagnia idrica di Salonicco) e 11% di EYDAP (compagnia idrica di Atene). Dal terzo memorandum avevano sempre parlato di una vendita del 23% di EYATH, che è ora passata al 24%, lasciando la parte pubblica con solo il 50% +1 delle azioni.

A Settembre 2016, il sindacato dei lavoratori di EYATH ha presentato una causa alla Corte Suprema per la creazione del Superfund e il trasferimento di EYATH al suo interno. Il caso verrà giudicato alla fine di Febbraio. Al momento stiamo verificando se la causa iniziata nel 2016 è coerente con il trasferimento del15 Gennaio o se è necessario intraprenderne un’altra!

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Torino: la lunga marcia verso la rimunicipalizzazione dell’acqua

Il 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale di Torino ha ribaltato l’orientamento politico delle precedenti maggioranze compiendo il primo passo verso la rimunicipalizzazione dell’acqua di Torino Metropolitana[1]. Ha così dato inizio a una nuova fase della sua lunga marcia verso il recupero di sovranità sul servizio idrico dell’area metropolitana torinese, ricostruito nel dopoguerra sulle macerie di una città semi-distrutta dai bombardamenti alleati e dalle rappresaglie dell’occupante nazista contro la resistenza democratica popolare.

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ABC Napoli : Ennesimo bluff

Acqua e trasporti sono la croce della nostra città, come venirne fuori? E se il Comune diventasse ribelle?

Qualche sera fa, in uno dei vicoli del Centro Antico, ho incontrato un compagno che ha più dimestichezza e intelligenza interpretativa del sottoscritto nell’analizzare la contorta semantica del burocratese.

Ne ho approfittato per chiedergli ragguagli sugli aumenti tariffari preannunciati nella delibera ABC del 3 novembre 2017 “nuova articolazione tariffaria e bonus sociale idrico”. Il compagno, proprio perché dotato di raffinata perspicacia, ha subito intuito che stavo per scrivere un nuovo articolo sulla controversa storia napoletana “Acqua Bene Comune”. E, sinceramente preoccupato per le mie fughe in attacco, ha detto: “E’ una fase delicata, incombe il dissesto, lo spettro di un commissariamento…”. Dal tono della voce non ho percepito nulla di censorio, piuttosto un invito ad usare con più prudenza le parole. Infatti,ha poi sorriso a questa mia risposta: “Sono particolarmente allergico ad ogni decisione d’autorità calata dall’alto, ma l’allergia potrebbe soffocarmi se per un motivo qualsiasi mi ritrovassi a fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia”.

Che la questione ABC non sia percepita come criticità cittadina è un dato di fatto sia per la cosiddetta gente comune sia per quella fetta variegata di militanti politici e sociali. Le ragioni potrebbero essere essenzialmente due. La prima: l’ABC non rientra nel calendario dell’attualismo emergenziale, vale a dire non appare da codice rosso (come ad esempio la situazione del TPL o quella dei servizi sociali). Seconda ragione: l’ABC emette bollette di pagamento che assicurano disponibilità di liquidi immediati, e ciò favorisce per ora e forse per i prossimi due anni una regolarità di servizio. In realtà, però, la malattia c’è e, per quanto possa apparire asintomatica, continua nel suo percorso erosivo.

Al momento, non sono state messe in campo terapie efficaci. Anzi, se le cose continueranno a camminare così come stanno camminando, non è un azzardo ipotizzare un collasso dell’azienda entro i prossimi tre anni.

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